UNA BELLA GIORNATA


UNA BELLA GIORNATA

La giornata di oggi ha segnato l’inizio vero di un movimento
nazionale contro i tagli alla scuola pubblica che sino ad ora si era
manifestato con forza, indignazione, entusiasmo, ma, diciamo così, in
ordine sparso. Nelle settimane scorse ci sono state in giorni diversi
manifestazioni di decine di migliaia di persone a Bologna, Firenze,
Torino, Genova… poi la notte bianca del 15 in decine di scuole di
tante di città ed infine oggi, dove si sono visti scendere in piazza
insegnanti, ata e studenti a Roma e Milano e in altre città. A Milano
la partecipazione è stata di un’ampiezza inaspettata. Ancora più
sorprendente se si pensa che la manifestazione era stata convocata e
organizzata direttamente dalle scuole senza il supporto, né
l’appoggio, di alcuna sigla sindacale.

Le scuole hanno “usato” uno sciopero generale proclamato dai
sindacati di base come canale per esprimere la propria rabbia, dato
che sino ad ora le confederazioni sindacali maggioritarie non
l’avevano offerto. Era una scommessa difficile. Nelle scuole del
milanese Cgil, Cisl e Uil sono molto radicate, tengono moltissime
assemblee, e dopo la proclamazione da parte loro dello sciopero del
30 in tanti si sono domandati se non era meglio lasciar perdere e
aspettare ancora una decina di giorni. Oggi abbiamo visto che una
marea di gente ha risolto il dilemma in maniera molto semplice: ha
scelto di farne due di scioperi. Non si contano le scuole che hanno
deciso di perdere due giornate di lavoro.

Era una scommessa difficile anche perché la Gelmini ha toccato
diversi settori sociali, ma che non sono affatto abituati a
coordinarsi tra loro. Alla fine tutti avevano deciso di valorizzare
il 17 come la data in cui Milano doveva farsi sentire, ma ognuno
c’era arrivato per la propria strada. Alla fine però oggi la piazza
ha riunito tutti. Il corteo degli insegnanti e degli ata, con un
numero di partecipanti superiore a quello che di solito i sindacati
raccolgono in occasioni di sciopero, è partito da Largo Missori ed è
stato raggiunto dal corteo, anche quello partecipatissimo, degli
studenti del Coordinamento dei Collettivi, il quale a sua volta era
stato raggiunto dal corteo degli universitari (ricercatori, personale
non docente e studenti insieme). Alla fine tutti insieme ci siamo
diretti all’Ufficio Scolastico Regionale dove una delegazione di
genitori e insegnanti è entrata, mentre gli studenti imponevano che
un proprio striscione fosse esposto sulle pareti ultraprotette dalle
forze dell’ordine dell’edificio che sarà chiamato ad eseguire i tagli
decisi dal ministero. E domani scendono in campo i genitori occupando
una serie di parchi cittadini: già decine di scuole hanno aderito
all’iniziativa.

Questo sciopero ha indebolito la futura partecipazione a quello del
30? Assolutamente no. Lo sciopero del 30 avrà una partecipazione
travolgente. Non si contano le scuole che chiuderanno quel giorno.
Come popolo della scuola dobbiamo avere però lo stesso atteggiamento
libero che abbiamo espresso il 17. Così come oggi siamo riusciti a
imporre la scuola a tutti i media, e a nessuno potrebbe venire in
mente di definire quello di oggi “lo sciopero dei cobas”, lo stesso
si deve fare con lo sciopero del 30, perché non venga data una delega
in bianco a chi ha scritto una piattaforma francamente inaccettabile
dove sostanzialmente si chiede di negoziare la distribuzione dei
tagli. Oggi quel che vuole la gente è venuto fuori in maniera assai
chiara: nessun taglio alla scuola pubblica, il che significa per
essere più precisi che l’art.64 della legge 133 deve essere abrogato,
così come il 137 che è ora in discussione in Parlamento: tutti i
tagli devono essere ritirati. Il movimento dovrà dunque trovare le
forme per usare la scadenza del 30 per imporre la propria
piattaforma, che è semplice e radicale: nessun taglio alla scuola
pubblica.

Vorrei anche dire di un’emozione particolare che abbiamo vissuto
nella giornata di oggi. Ad un certo punto la testa del corteo degli
studenti ha incontrato la coda di quella degli insegnanti per fondere
le due manifestazioni. Per chi è fuori dalla scuola forse appare
naturale che gli studenti e i prof stiano nella stessa
manifestazione. Però non è così proprio per niente. Nella scuola
spesso questi due soggetti sono quotidianamente contrapposti. Per
tante ragioni, e tra queste alcune hanno a che fare con le difficoltà
di noi docenti di trovare la misura e le modalità di comunicazione
con questa generazione. Ad un certo punto quando mancavano cento
metri di distanza tra noi, poliziotti e carabinieri sono corsi ai
lati e s’è aperto uno spazio vuoto, subito riempito dall’incontro.
Gli studenti che ci salutavano (“salve prof!”, “bella prof!”) avevano
un’allegria particolare negli occhi, forse la consapevolezza di una
possibilità non solo di salvare la scuola dai tagli, ma anche di
cambiare una scuola che ha tanti problemi, che certo non interessano
la Gelmini, e che per risolvere i quali si dovrebbe intraprendere la
direzione opposta a quella imboccata dalla Gelmini.

Michele Corsi

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Categorie: Comunicati

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