ANAMARIA RIVERA: RAZZISMO IN CATTEDRA


ANAMARIA RIVERA: RAZZISMO IN CATTEDRA
[da “Il manifesto” del 16 ottobre 2008]

In una collettivita’ nazionale che non ha mai brillato per spirito e rigore
“repubblicani”, la scuola pubblica e’ uno dei rari luoghi in cui si pratica
un certo rispetto dei principi costituzionali, in primis il diritto
all’istruzione e alla non-discriminazione. E’ anche una delle poche
istituzioni che non hanno chiuso gli occhi di fronte alla pluralizzazione
culturale crescente della societa’ italiana, attrezzandosi per affrontarla
sul piano educativo e culturale. Oggi tutto questo appare lontano come la
luna, di fronte al radicale salto di paradigma costituito dalla mozione
approvata dalla Camera. La norma che istituisce le classi differenziali per
gli alunni stranieri che non superino test e prove varie e’ certo la
ciliegina sulla torta di una “riforma” dell’istruzione di squisita marca
reazionaria.

Discriminare alunni di origine “non autoctona” (e chi di noi lo e’?) in base
al criterio dell’imperfetta conoscenza della lingua italiana non e’ solo
disconoscere la primaria funzione integrativa della scuola. E’ un gesto
revisionista che cancella la storia che ha fondato la scuola pubblica in
Italia: storia d’integrazione e di emancipazione d’innumerevoli generazioni
“native” di ragazzi poveri, ignoranti, non-parlanti l’italiano; una storia
che tuttora garantisce il diritto all’istruzione anche al ragazzo che parla
solo il dialetto di Cassano Magnago o di Vittorio Veneto. In realta’,
l’allontanamento, simbolico e reale, dalla scuola pubblica dei figli degli
altri e’ qualcosa di piu’ di una ciliegina sulla torta: e’ un tassello
pesante nella costruzione di un paese del razzismo reale.

Un paese che non corre solo il rischio d’essere percorso da un’endemica e
disseminata guerra fra poveri. Questa formula puo’ finire per diventare
luogo comune frusto e consolatorio: le guerre fra poveri si ricompongono
lavorando “per l’unita’ della classe”, come recita la vulgata marxista, e
per un processo cosi’ lungo c’e’ sempre tempo… Puo’ ridursi a luogo
comune, se non si comprende che si e’ gia’ compiuta la saldatura fra il
razzismo di Stato e il razzismo popolare. Essa e’ stata resa possibile non
solo dal ruolo svolto dai media, ma soprattutto dagli apprendisti stregoni
che, trastullandosi con il paradigma securitario, hanno spalancato le porte
dell’inferno del razzismo istituzional-popolare. Continuiamo a confidare
nella capacita’ di ravvedimento della sinistra politica, benche’ il corteo
nazionale dell'”orgoglio comunista”, per quanto imponente, non lasci
intravedere l’elaborazione di contenuti, ne’ una massiccia inclusione nei
suoi ranghi delle vittime reali e potenziali del razzismo. E dunque speriamo
che, di fronte a norme che mirano a stravolgere il senso e la funzione di
istituzioni-pilastro della democrazia, qualcuno a sinistra cominci a
comprendere il senso strategico della battaglia contro il razzismo e per i
diritti dei migranti. Va detto chiaro a chi ancora si attarda a fare
distinguo: l’Italia governata dispoticamente da Berlusconi e pervertita
dall’ideologia nazistoide della Lega Nord, resa piu’ temibile dal culto
dell’ignoranza, sta per diventare un paese strutturalmente razzista: un
paese del razzismo reale, appunto.

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Categorie: Comunicati

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